NEWS: Certificazione DSA

È con grande soddisfazione che vi comunichiamo che lo Studio di Psicologia Origame è stato inserito nella lista delle équipe di professionisti autorizzati dall’ATS della Lombardia a effettuare la prima certificazione diagnostica dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) valida ai fini scolastici.

La nostra équipe è composta da:
✔️Psicologhe specializzate nella psicopatologia dell’apprendimento (dott.ssa Laura Benini e dott.ssa Margherita Pagani)
✔️Logopedista (dott.ssa Sofia Nicolella)
✔️Neuropsichiatra infantile (dott.ssa Ombretta Monetti)

–> L’offerta dei nostri servizi si amplia: da oggi potrai rivolgerti a noi per avere una diagnosi chiara e una certificazione in tempi rapidi.

I nostri professionisti sono a disposizione per rispondere alle tue domande. Per informazioni sulle modalità e sui costi non esitare a contattarci:
✉️[email protected]
📞3383958123

————————————————————
I DSA rappresentano una condizione clinica evolutiva di difficoltà di apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo che si manifesta con l’inizio della scolarizzazione.
Si tratta di disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici.
La famiglia che rileva difficoltà nel percorso di apprendimento del figlio, può confrontarsi con la scuola e/o con il pediatra e decidere di richiedere una valutazione clinica per accertare eventuale presenza di DSA: per farlo dovrà quindi rivolgersi a professionisti autorizzati a redigere certificazioni DSA.

Read More

Notti in bianco: quando la stanchezza diventa un disturbo

I disturbi del sonno colpiscono moltissime persone, per la maggior parte donne, che spesso non sanno come affrontarli né come porvi rimedio. In alcuni casi risultano talmente pervasivi  da alterare le normali attività fisiologiche del corpo pregiudicando inevitabilmente la qualità della vita.

La maggior parte delle persone che dorme tra le 6 e le 8 ore a notte considera il proprio riposo ristoratore e rigenerante. Per i cosiddetti “dormitori lunghi”, meno di 10 ore di sonno non sono sufficienti per una buona ripresa, così come per i “dormitori corti” una dormita soddisfacente occupa non più di 5/6 ore a notte.

 

Difficoltà passeggera o disturbo?

Quando ci si confronta con difficoltà legate al sonno è importante innanzitutto prestare attenzione alle caratteristiche peculiari delle proprie “notti in bianco” e alla durata temporale degli episodi. Ci sono persone che hanno difficoltà ad iniziare il sonno, altre faticano a mantenere il sonno (frequenti risvegli o problemi a riaddormentarsi dopo essersi svegliati), altre ancora al mattino fanno i conti con risvegli precoci seguiti da un’incapacità a riaddormentarsi. Se queste problematiche del sonno persistono per almeno un mese, ma meno di tre mesi, si parla di difficoltà situazionali. In tali casi è bene comprendere quali avvenimenti della propria vita, relazioni, emozioni o abitudini hanno dato origine alla problematica così da non perdere tempo nell’affrontarle ed, eventualmente, modificarle. Se invece le difficoltà del sonno si verificano almeno tre volte a settimana (anche in adeguate condizioni per dormire) e persistono per almeno tre mesi, si parla di disturbi del sonno cronici: disturbo da insonnia,  disturbo da ipersonnolenza e narcolessia.

 

Cause e conseguenze

All’origine della maggior parte dei disturbi del sonno, di cui l’insonnia è solo il più frequente, spesso possono esserci cause soggettive di natura psicologica come disturbi dell’umore, ansia (legata perlopiù a difficoltà di addormentamento) e depressione (legata perlopiù ai risvegli mattutini precoci). Altre volte, invece, l’origine del disturbo risiede in problematiche di natura neurofisiologica come nel caso della sindrome delle “gambe senza riposo”, una particolare condizione di iperattività motoria delle gambe che non consente alla persona di prendere sonno.  In casi più rari, ad incidere sulla qualità o sulla durata del sonno, possono essere alcune malattie sistemiche, come l’ipertensione o, ancora, stili di vita sregolati.

Qualunque sia la causa scatenante, un’insonnia prolungata può avere effetti dannosi sulla salute causando stanchezza cronica, irritabilità, calo dell’attenzione e della memoria, sonnolenza diurna, alterazione del tono dell’umore e ansia.

 

Rimedi

Il rimedio più efficace per far fronte a un vero e proprio disturbo del sonno è identificarne la causa e comprendere se può essere rimossa. Spesso regolarizzare le proprie abitudini quotidiane o prendersi una pausa da stimoli eccessivamente stressanti può essere risolutivo, anche se non sempre in maniera permanente. Nel caso in cui la difficoltà sia diventata cronica e alteri significativamente la qualità della vita è importante consultare uno specialista che consiglierà se è opportuno eseguire alcuni esami clinici, come la polisonnografia, o se invece sia più indicato un percorso di tipo psicologico, non necessariamente accompagnato dall’assunzione di farmaci, volto ad inquadrare il disturbo all’interno di un disagio più pervasivo come l’ansia o la depressione. Lavorare su di sé attraverso l’aiuto di uno psicologo promuoverà una maggior conoscenza di sé e delle proprie risorse per far fronte al disturbo, oltre che la riscoperta di relazioni interpersonali, sociali e relazionali più piacevoli e appaganti.

Read More

Il sonno dei bambini

Il sonno è uno degli aspetti più complicati e che più spaventa i genitori nei primi mesi dall’arrivo di un figlio. In questa fase delicata, mamma e papà spesso sono preoccupati che il proprio bambino non dorma o non dorma a sufficienza e faticano a gestire i continui risvegli e i pianti improvvisi nel cuore della notte. Poi ci sono i dubbi: dove è bene che dorma, nel lettone con noi, nella culla oppure già nella sua cameretta? Cosa dobbiamo fare quando si sveglia? Stanchi e confusi, i genitori iniziano a procedere per tentativi, vivendo spesso un senso di frustrazione e di fallimento relativo al proprio ruolo genitoriale.

Tuttavia, prima di farsi prendere dal panico e allarmarsi inutilmente, è bene avere alcune informazioni sul sonno.

Perché è così importante il sonno nei bambini?

Il neonato ha bisogno di dormire perché il suo sistema nervoso è ancora immaturo e durante il sonno viene secreto un ormone della crescita, la somatotropina, che gli permette di sviluppare al meglio le proprie potenzialità fisiche e psichiche. Allo stesso tempo, i bambini che riposano bene sono più in grado di far fronte alla giornata, di cogliere e rispondere gradualmente agli stimoli dell’ambiente.

Dal sonno dei bambini dipende anche il benessere dell’intera famiglia. Un neonato che dorme, infatti, concede ai genitori di riposare e prendersi cura di lui con maggiore serenità e lucidità.

Come è la fisiologia del sonno dei neonati?

Durante il primo mese di vita, il piccolo dovrebbe dormire circa 16/18 ore al giorno, ma il numero di ore di sonno dipende anche da altri fattori quali ad esempio il temperamento, le pratiche dei genitori e le abitudini della famiglia.

I cicli di sonno sono molto brevi (45-50 minuti) e formati dall’alternanza in quantità uguali di fasi di sonno profondo e quelle di sonno leggero affinché sia facile per lui risvegliarsi in caso di disagio (es. senso di fame, mal di pancia, pannolino bagnato ecc.). Quando il bambino ha un problema, si sveglia e piange per attirare l’attenzione di chi si prende cura di lui e risponde ai suoi bisogni. I frequenti risvegli, pertanto, sono fisiologici perché permettono la sopravvivenza del neonato!

A partire dal primo mese di vita il bambino inizia a organizzarsi seguendo il ciclo luce-buio. I genitori, in questo periodo, hanno un ruolo importante e devono assumere buone pratiche e abitudini per aiutare il piccolo a iniziare a differenziare il giorno dalla notte.

Con la crescita le ore di sonno diminuiscono gradualmente (ad es. vengono eliminati o accorciati alcuni riposini giornalieri) perché, con lo sviluppo e l’acquisizione di nuove competenze, il bambino desidera sperimentarsi ed esplorare ciò che lo circonda.

Quando è presente un disturbo del sonno?

Solitamente si può parlare di disturbo del sonno quando la qualità del sonno è intaccata e tali difficoltà inficiano significativamente anche il riposo di mamma e papà. Un bambino che al suo risveglio sembra affaticato e nervoso, appare poco coinvolto e reattivo, è un bambino che dorme male o non a sufficienza e ostacola i genitori nel loro compito di accudirlo e gestire le sue richieste.

Cosa fare? Prima di parlare di disturbo del sonno è bene rivolgersi al proprio pediatra per escludere problemi di origine organica (es. reflusso gastroesofageo, ingrossamento delle tonsille, asma, otite ecc.). Una volta esclusi tali problemi, è importante fermarsi a riflettere su alcuni aspetti: le caratteristiche temperamentali del proprio figlio (es. livelli di attivazione, sensibilità, fase del ciclo di vita), i fattori comportamentali (es. abitudini e rituali) e quelli ambientali (es. stimoli esterni, stile di accudimento, situazione familiare). E’ possibile, infatti, che il problema nasca da un’errata combinazione di tali fattori, su cui si può intervenire per modificare le abitudini del sonno.

Read More

Serate psicoeducative

Lo Studio di Psicologia Origame con il patrocinio del Comune di Milano propone tre incontri rivolti ai genitori, agli educatori e agli insegnanti di bambini in età scolare.
Vi aspettiamo il 10/5, 24/5 e 7/6 per parlare di ansia, DSA e social media, presso il Centro Milano Donna in viale Faenza 29, Milano.

 

Read More

B.E.S. e D.S.A. ….Facciamo chiarezza!

Da qualche anno chi frequenta la scuola (alunni, insegnanti, genitori) sente parlare di DSA, BES e altre sigle. Se questi acronimi sono chiari per gli addetti ai lavori, non sempre lo sono per le famiglie e, ancora meno, per i bambini.

Quindi…facciamo chiarezza.

 

  • Che cosa significa D.S.A.?

 

La sigla D.S.A. indica il “Disturbo Specifico dell’Apprendimento”.

Sono necessarie due precisazioni:

  • Il termine “Disturbo” distingue il D.S.A. dalla semplice “Difficoltà di Apprendimento” e cioè l’insieme di tutte quelle difficoltà che gli alunni possono incontrare durante certi periodi della loro carriera scolastica;
  • Il termine “Specifico” lo differenzia dai “Disturbi Aspecifici”, quindi dai ritardi nell’apprendimento causati da variabili affettivo – relazionali, difficoltà di attenzione, instabilità e inibizione psicomotoria.

I D.S.A. sono invece una categoria diagnostica relativa a disturbi evolutivi specifici di apprendimento che appartengono ai disturbi del neurosviluppo, che riguarda i disturbi delle abilità scolastiche, ossia dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia.

I D.S.A. sono disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura o calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Interessano quindi le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici.

È importante ricordare che:

– Si manifestano in soggetti normodotati, che hanno cioè un quoziente di intelligenza nella norma;

– Sono di origine genetica e non sono facilmente diagnosticabili prima dell’età scolare;

– Hanno carattere evolutivo, cioè si evolvono nell’arco della vita;

– Potrebbero essere accompagnati da manifestazioni problematiche quali lo sviluppo di fragilità nella sfera emotiva psicologica e relazionale.

 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono quattro e possono essere presenti o singolarmente, o associati tra di loro. Eccoli spiegati brevemente:

Dislessia: è un disturbo della lettura che riguarda la decodifica e comporta una difficoltà nell’accuratezza della lettura delle parole, incide sulla velocità e sulla fluenza della lettura e compromette anche la comprensione del testo. In base alla gravità del disturbo l’anomalia della lettura interferisce in modo significativo con l’apprendimento e con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura;

Disturbo dell’espressione scritta suddivisibile in:

Disortografia (disturbo della scrittura che comporta uno scarso controllo ortografico);

Disgrafia (disturbo che riguarda specificatamente la realizzazione grafica in assenza di disturbi della coordinazione motoria);

Discalculia è un disturbo che riguarda l’area matematica e che implica difficoltà ad apprendere la lettura, scrittura e ripetizione dei numeri e la loro manipolazione.

Nel 2010 è stata emanata una legge, la 170/2010, che, oltre a riconoscere l’esistenza dei disturbi, ne regolamenta le modalità diagnostiche, tutela il diritto allo studio dei ragazzi con D.S.A. e dà alla scuola un’opportunità per riflettere sulle metodologie da mettere in atto per favorire tutti gli studenti, dando spazio al loro vero potenziale in base alle loro peculiarità.

In base a ciò gli alunni con D.S.A. possono avvalersi dell’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative per il raggiungimento degli obiettivi scolastici.

 

  • Che cosa significa B.E.S.?

 

L’acronimo B.E.S. (Bisogni Educativi Speciali) comparve già verso la fine degli anni ‘90 e veniva utilizzato per riferirsi a tutti gli alunni diversamente abili e a quegli studenti che “andavano male a scuola” e per uno svariato numero di ragioni non riuscivano ad ottenere un successo formativo ottimale.

Una normativa del 2012 ha reso più chiara la definizione di B.E.S:

“[…] i bisogni educativi speciali sono quelle particolari esigenze educative che possono manifestare gli alunni, anche solo per determinati periodi, per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta

All’interno dei Bisogni Educativi Speciali, questa normativa individua 3 categorie:

  • Quella della disabilità, a cui afferiscono i ragazzi tutelati dalla legge 104/92;
  • I DSA, tutelati dalla legge 170/2010 (qui rientrano anche per la comune origine evolutiva ADHD e borderline cognitivi);
  • I ragazzi con svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale;

Anche se non specificato nella normativa, rientrano nei B.E.S. anche altre categorie come i disturbi dell’umore e d’ansia, la plusdotazione intellettiva, i sopracitati Disturbi Aspecifici dell’Apprendimento.

È importante ricordare che non esiste la diagnosi di Bisogno Educativo Speciale, ma che quella di B.E.S. è una definizione pedagogica e non clinica molto utile alla scuola per mettere in campo tutte le strategie di inclusione scolastica necessarie per garantire l’individualità dell’offerta didattica per ogni alunno.

 

Riferimenti bibliografici e sitografici:

  • American Psychiatric Association, Biondi M. (a cura di) (2014), DSM 5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. Raffaello Cortina, Milano
  • www.aiditalia.org
  • Lo Presti, G. (2015), Nostro figlio è dislessico. Manuale di autoaiuto per i genitori di bambini con DSA, Erickson, Trento
Read More