Giornata del Benessere 2019

Terza edizione della “Giornata del Benessere”.
Sabato 11 maggio 2019 sarà possibile usufruire di prestazioni gratuite di:

– psicologia
– osteopatia 
– alimentazione e nutrizione
– pedagogia
– metodo Feldenkrais® 

*Prenotazione obbligatoria*

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Notti in bianco: quando la stanchezza diventa un disturbo

I disturbi del sonno colpiscono moltissime persone, per la maggior parte donne, che spesso non sanno come affrontarli né come porvi rimedio. In alcuni casi risultano talmente pervasivi  da alterare le normali attività fisiologiche del corpo pregiudicando inevitabilmente la qualità della vita.

La maggior parte delle persone che dorme tra le 6 e le 8 ore a notte considera il proprio riposo ristoratore e rigenerante. Per i cosiddetti “dormitori lunghi”, meno di 10 ore di sonno non sono sufficienti per una buona ripresa, così come per i “dormitori corti” una dormita soddisfacente occupa non più di 5/6 ore a notte.

 

Difficoltà passeggera o disturbo?

Quando ci si confronta con difficoltà legate al sonno è importante innanzitutto prestare attenzione alle caratteristiche peculiari delle proprie “notti in bianco” e alla durata temporale degli episodi. Ci sono persone che hanno difficoltà ad iniziare il sonno, altre faticano a mantenere il sonno (frequenti risvegli o problemi a riaddormentarsi dopo essersi svegliati), altre ancora al mattino fanno i conti con risvegli precoci seguiti da un’incapacità a riaddormentarsi. Se queste problematiche del sonno persistono per almeno un mese, ma meno di tre mesi, si parla di difficoltà situazionali. In tali casi è bene comprendere quali avvenimenti della propria vita, relazioni, emozioni o abitudini hanno dato origine alla problematica così da non perdere tempo nell’affrontarle ed, eventualmente, modificarle. Se invece le difficoltà del sonno si verificano almeno tre volte a settimana (anche in adeguate condizioni per dormire) e persistono per almeno tre mesi, si parla di disturbi del sonno cronici: disturbo da insonnia,  disturbo da ipersonnolenza e narcolessia.

 

Cause e conseguenze

All’origine della maggior parte dei disturbi del sonno, di cui l’insonnia è solo il più frequente, spesso possono esserci cause soggettive di natura psicologica come disturbi dell’umore, ansia (legata perlopiù a difficoltà di addormentamento) e depressione (legata perlopiù ai risvegli mattutini precoci). Altre volte, invece, l’origine del disturbo risiede in problematiche di natura neurofisiologica come nel caso della sindrome delle “gambe senza riposo”, una particolare condizione di iperattività motoria delle gambe che non consente alla persona di prendere sonno.  In casi più rari, ad incidere sulla qualità o sulla durata del sonno, possono essere alcune malattie sistemiche, come l’ipertensione o, ancora, stili di vita sregolati.

Qualunque sia la causa scatenante, un’insonnia prolungata può avere effetti dannosi sulla salute causando stanchezza cronica, irritabilità, calo dell’attenzione e della memoria, sonnolenza diurna, alterazione del tono dell’umore e ansia.

 

Rimedi

Il rimedio più efficace per far fronte a un vero e proprio disturbo del sonno è identificarne la causa e comprendere se può essere rimossa. Spesso regolarizzare le proprie abitudini quotidiane o prendersi una pausa da stimoli eccessivamente stressanti può essere risolutivo, anche se non sempre in maniera permanente. Nel caso in cui la difficoltà sia diventata cronica e alteri significativamente la qualità della vita è importante consultare uno specialista che consiglierà se è opportuno eseguire alcuni esami clinici, come la polisonnografia, o se invece sia più indicato un percorso di tipo psicologico, non necessariamente accompagnato dall’assunzione di farmaci, volto ad inquadrare il disturbo all’interno di un disagio più pervasivo come l’ansia o la depressione. Lavorare su di sé attraverso l’aiuto di uno psicologo promuoverà una maggior conoscenza di sé e delle proprie risorse per far fronte al disturbo, oltre che la riscoperta di relazioni interpersonali, sociali e relazionali più piacevoli e appaganti.

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Giornata del Benessere

Il 21 Aprile 2018 lo Studio di Psicologia Origame apre le porte per la seconda edizione della Giornata del Benessere.

Sarà possibile usufruire di alcune PRESTAZIONI GRATUITE previa prenotazione:

ORE 9:00-11:00 OSTEOPATA
Anamnesi prossima/fisiologica e remota;
Esame obiettivo posturale;
Possibile approccio di trattamento.

ORE 9:00-11:00 TRATTAMENTI SHIATSU

ORE 11:00 – 13:00 COLLOQUI PSICOLOGICI
Colloqui di supporto psicologico per bambini, adolescenti, genitori, adulti e coppie.

ORE 11:00-13:00 NUTRIZIONISTA
Consulenze individuali:
Anamnesi alimentare;
Misurazioni antropometriche;
Calcolo BMI e peso ideale.

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Mindful parenting: verso la Consapevolezza genitoriale

Che cosa vuol dire essere genitori consapevoli? Come può la pratica della mindfulness aiutare nel quotidiano i genitori?

Iniziamo con il comprendere che cosa significa “mindfulness”. Attualmente non esiste una definizione operativa standard ufficiale del costrutto di mindfulness, sebbene la letteratura scientifica la definisca spesso come la consapevolezza momento per momento dell’esperienza, senza giudizio. I concetti chiave di questo approccio consistono nel raccogliere la mente e portarla su un oggetto, come preziosa risorsa per apprendere, tramite una pratica personale regolare, un nuovo modo di stare con la propria esperienza interna, che determina benefici fisici e psicologici significativi e duraturi. L’assunto di base consiste nell’imperfezione della vita che, caratterizzata per sua natura da mutevolezza, non permette di afferrare e trattenere i momenti di felicità, di per sé fugaci e transitori. Il buddhismo, in questo senso, sposa in modo spontaneo alcuni principi fondamentali della psicologia occidentale: Buddha, afferma: “Noi siamo ciò che pensiamo. Tutto ciò che siamo nasce dai nostri pensieri. Con i nostri pensieri costruiamo il mondo”.

La mindfulness porta con sé grandi benefici, poiché permette di accedere alla modalità dell’essere piuttosto che del fare, uscendo dai cosiddetti “piloti automatici” della mente e osservando la realtà come se la si vedesse per la prima volta, con la cosiddetta “mente del principiante”.

Genitorialità consapevole

Diventare genitori è un’eccellente occasione per fare esperienza della mutevolezza dell’esistenza umana e dell’impossibilità di controllare gli eventi. Per poter vivere le tensioni senza perdere l’equilibrio, infatti, ai genitori è richiesta una grande flessibilità e capacità di stare agganciati al momento presente: osservando con la “mente del genitore principiante” ciò che accade nel proprio mondo interiore e nella relazione, senza giudicare ciò che emerge o travisarlo con i filtri delle aspettative verso se stessi e i propri figli, è possibile osservare questi ultimi con occhi nuovi, cogliendo sfumature nuove e riconoscendo loro la sovranità che li caratterizza, ovvero la loro unicità.

Stare a contatto con ciò che si prova senza rifiutarlo, consente di agire in modo consapevole senza essere guidati dall’intensità dell’emozione suscitata dai figli in un dato momento, che spesso a posteriori provoca delusione verso se stessi e un senso di incoerenza rispetto ai propri valori personali e modelli genitoriali. Accettare e stare nel momento presente richiede uno sforzo intenzionale che va rinnovato con motivazione, ma che consente di assumere un atteggiamento attivo nei confronti dei propri vissuti.

In questa prospettiva, è fondamentale coltivare la compassione verso se stessi e gli altri, imparando a rinunciare alle aspettative di perfezione, riparando il rapporto con i figli attraverso le scuse, se necessario, e prendendosi cura di se stessi in quanto persone che, divenute genitori, non devono dimenticare che la cura dell’altro passa attraverso la cura di sé.

La mindfulness nella relazione genitore-bambino

Le competenze di autoregolazione emotiva del bambino dipendono in larga misura dalle risposte genitoriali ai suoi bisogni, che si esprimono sia nei processi di riparazione attiva che l’adulto mette in atto in caso di disregolazione affettiva del figlio, sia nello stato mentale della figura di riferimento, sul quale influiscono le relazioni di attaccamento primarie (quelle intrecciate a sua volta con i suoi genitori) che si riattivano nel momento in cui questi diviene genitore. Infatti, i genitori, in modo automatico e inconsapevole, tendono a ripetere gli schemi disfunzionali a cui sono stati esposti da bambini, in particolare in caso di forte attivazione emotiva e in situazioni che richiamano esperienza vissute nella propria infanzia dai loro genitori.

La mindfulness può essere efficace nel favorire la rottura del ciclo di trasmissione di schemi e abitudini disfunzionali tra genitori e figli, prevenendola attraverso l’allenamento alla consapevolezza e al riconoscimento dell’attivazione delle  modalità cognitive soggettive. In tal modo, i genitori potranno riconoscere l’attivazione degli schemi mentali legati ai propri modelli genitoriali, senza attuarli inconsapevolmente nella relazione con i figli.

Allenarsi a identificare e riconoscere le proprie emozioni aumenta efficacemente anche la capacità di autoregolazione nella relazione genitoriale, che si rispecchia in un maggior senso di padronanza emotiva e di coerenza con i propri obiettivi e valori personali, a scapito di comportamenti reattivi e punitivi elicitati dalle emozioni manifestate dal bambino.

Di nuovo, appare trasversale a ogni pratica di mindfulness l’atteggiamento emotivo orientato a coltivare e sviluppare compassione verso se stessi e il figlio, abilità che consentono di alimentare affetti positivi nella relazione, aiutando il genitore a riconoscere i propri sforzi a divenire più tollerante verso se stesso, qualora i propri obiettivi genitoriali non vengano raggiunti.

 

 

Riferimenti bibliografici:

Bardacke N., Mindful Birthing: training the mind, body and heart for childbirth and beyond (2012)

Kabat-Zinn J., Kabat-Zinn M., Il genitore consapevole (1997)

Lambruschi F., Lionetti, F., La genitorialità: strumenti di valutazione e interventi di sostegno (2015)

 

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